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Studente muore mentre fa educazione fisica a scuola, tra vuoti legislativi e defibrillatori non obbligatori

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Uno studente di 14 anni muore a scuola durante l’ora di ginnastica in un istituto tecnico superiore di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso.

L’adolescente ha accusato un malore e si è accasciato a terra privo di sensi.

Inutili i soccorsi immediati da parte degli insegnanti prima e dei sanitari del SUEM 118 (Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza) che hanno tentato di rianimarlo sul campo.

Il ragazzino, affetto da una patologia collegata ad una forma di epilessia, è stato trasportato in autoambulanza all’ospedale, senza interrompere le manovre di rianimazione, ma vi è giunto morto a casusa di un arresto cardiaco.

Il Decreto Balduzzi, impone l’obbligo per le società sportive professionistiche nella dotazione del defibrillatore dal 20 luglio 2013, mentre per società ed associazioni sportive dilettantistiche, dopo ben 4 proroghe, l’obbligo è entrato in vigore solo a partire dal 30 giugno 2017.

Le scuole non hanno l’obbligo di dotarsi di defibrillatori, i singoli istituti provvedono in autonomia all’acquisto e alla formazione del personale con corsi BSLD.

Esiste evidentemente un vuoto legislativo importante: molte scuole e università hanno al proprio interno strutture sportive dove viene svolta attività fisica.

 

Non si tratta di società o associazioni sportive, ma di scuole, dove tuttavia vengono svolte le stesse attività delle società/associazioni sportive dove invece di defibrillatori sono obbligatori!

Nelle scuole, però, i defibrillatori non sono sempre presenti: si trovano solo laddove l’istituto provvede in autonomia ad acquistarlo, vi siano delle donazioni oppure si fornisca l’istituto attraverso dei progetti.

Ogni anno in Italia muoiono tra i 50 e i 100 giovani mentre fanno attività sportiva, soprattutto tra i calciatori e ciclisti.

Circa l’80% potrebbe essere salvato con l’impiego tempestivo del defibrillatore.

Mancati obblighi, vuoti legislativi, proroghe, mancante sanzioni dove vi sono gli obblighi. Invertendo questi aspetti, ogni anno potremmo salvare circa 48.000 persone solo in Italia delle 60.000 colpite da arresto cardiaco improvviso.

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