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Arresto Cardiaco Improvviso (ACI): un altro tragico caso

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Davide Astori, 31 anni. Capitano della Fiorentina e difensore della Nazionale italiana. Compagno di Francesca Fioretti e padre di Vittoria, 2 anni. Una persona perbene, un compagno di squadra stimato e rispettato. È lui l’ultima vittima dell’arresto cardiaco che ha sconvolto l’intero mondo del calcio e non solo.

È morto nella notte tra sabato e domenica in una camera d’albergo di Udine dove la compagine viola era in ritiro in vista della partita di Serie A contro l’Udinese.

Alle 23:00 di sabato 3 marzo Davide decide di andare a dormire: la sua stanza è la numero 118 dell’Hotel Là di Moret. Astori dorme da solo. Poco dopo gli arriva un messaggio: «Hai dimenticato le scarpe da me». È l’amico Marco Sportiello, il portiere della Fiorentina, con il quale ha appena finito di giocare alla PlayStation.

«Grazie, le scarpe non mi servono, le prendo domattina prima di colazione», risponde Davide, che evidentemente non aveva voglia di tornare nella stanza dell’amico. Ma il giorno dopo, tutto tace. Astori non bussa alla porta di Sportiello e non scende nemmeno a fare colazione.

Nessuno lo vede, nessuno lo sente. Lo chiamano, ma nessuno risponde al telefono. Scatta l’allarme. Assieme al personale dell’albergo, Sportiello sale a vedere cos’è successo. Davide giace a letto, sotto il lenzuolo, inerte. Loro gli parlano, lui non risponde.

È così che colpisce l’arresto cardiaco: all’improvviso e in maniera silenziosa. Può colpire chiunque e in qualunque momento: adulti, giovani, anziani e bambini. Sportivi e non. Non fa distinzione. Sono circa 70.000 all’anno le vittime dell’arresto cardiaco nel nostro Paese. Una ogni circa 9 minuti. Numeri da capogiro.

Ma che cos’è un arresto cardiaco?

L’Arresto Cardiaco Improvviso (ACI) è una condizione in cui il cuore cessa di colpo e inaspettatamente di battere. Quando si verifica, il sangue smette di arrivare al cervello e agli altri organi vitali. Di conseguenza, se non viene trattato adeguatamente nell’arco di pochi minuti, causa la morte del paziente.

Generalmente è un’aritmia che provoca l’arresto cardiaco: qualcosa nel sistema elettrico del nostro cuore non funziona a dovere. Esistono diversi tipi di aritmia, ma fondamentalmente il cuore può iniziare a battere troppo velocemente, troppo lentamente o in maniera irregolare.

Alcune aritmie rendono inefficace l’azione di pompa svolta dal muscolo cardiaco: sono esse a causare l’Arresto Cardiaco Improvviso (ACI).

Molto spesso l’arresto cardio-circolatorio viene confuso con l’attacco cardiaco, ma sono due cose diverse. L’attacco cardiaco, infatti, si verifica quando l’afflusso di sangue non riesce a raggiungere una parte (più o meno estesa) del muscolo cardiaco, ovvero quando si verifica un infarto. In genere, durante un attacco cardiaco il cuore non smette improvvisamente di battere, ma l’arresto cardio-circolatorio può tuttavia insorgere dopo o durante questa tipologia di evento.

I pazienti cardiopatici sono i soggetti a maggior rischio di Arresto Cardiaco Improvviso, ma, come sottolineato poc’anzi, può tuttavia colpire anche individui apparentemente sani, senza cardiopatie note o altri fattori di rischio.

La maggior parte delle vittime di Arresto Cardiaco Improvviso muore entro pochi minuti dall’evento. In caso di Fibrillazione Ventricolare (FV), l’aritmia che più di frequente causa l’arresto cardio-circolatorio, il trattamento tempestivo con un defibrillatore può salvare la vita.

Durante la Fibrillazione Ventricolare, infatti, le camere inferiori del cuore, cioè i ventricoli, iniziano a fremere rapidamente e in maniera irregolare impedendo al cuore di pompare sangue all’interno del nostro organismo. Si tratta, pertanto, di un’aritmia fatale, a meno che, per l’appunto, non venga trattata adeguatamente entro pochissimi minuti dal malore.

Arresto Cardiaco Improvviso: le cause

Sono diverse, attualmente, le attività di ricerca in corso per tentare di stabilire le cause esatte dell’arresto cardiaco. Ciò consentirebbe, fra l’altro, di provare, in qualche modo, a prevenirlo.

Quello che è noto è che alcune malattie e/o determinate condizioni posso causare problemi elettrici che possono portare ad un arresto cardio-circolatorio. Ne sono un esempio le cardiopatie coronariche, gravi stress fisici, alcuni disturbi congeniti ed alcune modifiche strutturali del cuore.

Inoltre, è stato appurato che il rischio di Arresto Cardiaco Improvviso (ACI) aumenta con l’età ed è maggiore negli individui di sesso maschile.

Alcuni studi, inoltre, hanno mostrano che gli individui di colore, in modo particolare se soffrono di diabete, ipertensione arteriosa, insufficienza cardiaca o malattie renali croniche, o che hanno mostrato eventi anomali durante un elettrocardiogramma, sono più a rischio di essere colpiti da un arresto cardio-circolatorio.

Numerosi casi di Arresto Cardiaco Improvviso, infine, avvengono in maniera conclamata dopo uno o più attacchi cardiaci silenti e non diagnosticati. Questi pazienti non mostrano alcun segno evidente di attacco cardiaco e molto spesso non sono nemmeno consapevoli di averlo subito. In questo caso, le persone esposte ad un rischio maggiore solo coloro che hanno una storia personale di aritmie, una storia personale o famigliare di arresto cardio-circolatorio, disturbi ereditari che espongono alle aritmie, persone che hanno già subito un attacco cardiaco, pazienti con insufficienza cardiaca ed, infine, persone che abusano (o hanno abusato) di droghe o alcol.

Arresto cardiaco: i sintomi

Tipicamente il primo segno dell’Arresto Cardiaco Improvviso è la perdita di conoscenza a cui si associa l’assenza del battito cardiaco (polso non rilevabile).

Alcuni soggetti possono percepire vertigini, confusione e battito cardiaco accelerato appena prima di svenire. In alcuni casi, infine, nell’ora precedente al malore possono comparire dolore toracico, affanno, nausea o vomito.

Arresto cardiaco: come curarlo

Trattamenti di emergenza

L’Arresto Cardiaco Improvviso (ACI) è un’emergenza medica. Il soggetto colpito da ACI deve essere immediatamente trattato con un defibrillatore. Questo dispositivo invia uno shock elettrico al cuore, che può ripristinare un ritmo normale in un cuore che ha smesso di battere (o che batte in maniera anormale).

Per riuscire a essere efficace la defibrillazione deve essere erogata nell’arco di pochissimi minuti dall’arresto cardio-circolatorio. Per ogni minuto che passa, difatti, le probabilità di sopravvivere diminuiscono del 10% circa.

Defibrillatori Automatici Esterni (DAE)

I Defibrillatori Automatici (o semi-automatici) Esterni (DAE) sono defibrillatori speciali che possono essere utilizzati anche da personale non sanitario. Questi dispositivi portatili sono spesso disponibili (o dovrebbero essere disponibili!) nei luoghi pubblici come centri commerciali, campi sportivi, centri congressuali, aeroporti, aerei, sale da gioco, alberghi, palestre, scuole, eccetera.

Sono programmati per erogare uno shock elettrico al cuore del paziente solamente nel caso in cui rilevino un’aritmia pericolosa e defibrillabile, come la Fibrillazione Ventricolare (FV). Questo impedisce di erogare una scarica elettrica inutile e dannosa a soggetti svenuti ma che non sono in arresto cardiaco.

Nel malaugurato caso in cui non si disponga di un Defibrillatore Automatico Esterno (DAE), il paziente colpito da arresto cardiaco deve essere sottoposto a Rianimazione Cardio-Polmonare sino all’arrivo dei soccorsi (e del defibrillatore).

I soggetti a rischio di Arresto Cardiaco Improvviso possono eventualmente cardio-proteggere la propria abitazione dotandosi di un DAE. Disporre di questi dispositivi salvavita anche all’interno del proprio alloggio o all’interno del proprio condominio significa avere la possibilità di salvare diverse vite. Questo perché sono moltissimi i casi in cui l’arresto cardiaco colpisce all’interno delle mura domestiche e in presenza di testimoni.

Tuttavia, che si disponga o meno di un DAE, la prima cosa da fare in caso di arresto cardio-circolatorio è chiamare il 118.

L’auspicio, in ogni caso, è quello che questi preziosissimi dispositivi salvavita si diffondano rapidamente ed in maniera capillare in tutto il territorio nazionale. Al momento, purtroppo, la Legge italiana ha obbligato solamente le società sportive (professionistiche e non) a dotarsi di Defibrillatori Automatici Esterni, ma noi riteniamo che non sia sufficiente.

I defibrillatori DAE dovrebbero essere presenti ovunque: nelle scuole, per le strade, nei parchi, all’interno di cinema e teatri, nei centri commerciali e all’interno dei condomini; sui mezzi di trasporto pubblici e privati, negli alberghi, nei ristoranti, nelle aziende e, più in generale, in tutti i luoghi ad alto affollamento di persone. Solo così si potrebbero salvare migliaia di vite ogni anno.


Per Davide Astori, purtroppo, non c’è stato nulla da fare: dormendo da solo, nessuno si è accorto in tempo del malore e nessuno ha potuto soccorrerlo, con o senza defibrillatore. Se l’arresto cardiaco l’avesse colpito di giorno o mentre giocava alla PlayStation con il suo compagno di squadra, forse sarebbe ancora vivo. Ma purtroppo è andata diversamente e non ha alcun senso pensare ai vari “se” e ai possibili “ma”.

L’unica magra, magrissima, consolazione (forse!) potrebbe essere proprio questa: Davide non è morto a causa della mancanza un DAE (acquistabile con poche centinaia di euro) o a causa della negligenza di chi l’ha soccorso come’è successo, ad esempio, al calciatore Piermario Morosini. È morto perché questo, forse, era “semplicemente” il suo destino. Un destino difficile da comprendere e da accettare per tutti coloro che lo conoscevano e che gli volevano bene.

Lo staff di EMD112 è vicino a tutti i suoi cari.

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