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Società Sportive

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Dal 2013, Il decreto Balduzzi obbliga, tutte le società sportive dilettantistiche e quelle sportive professionistiche, a dotarsi di defibrillatori semiautomatici.

Questo decreto ha lo scopo di disciplinare la certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici, contiene disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute.

La legge impone l’obbligo di certificazioni mediche per chi svolge un’attività sportiva non agonistica o amatoriale, in più sono necessari controlli sanitari sui praticanti e le associazioni sportive dovranno dotarsi di defibrillatore semiautomatico e altri dispositivi indispensabili per gli interventi di primo soccorso.

Morte Cardiaca ed Esercizio Fisico

La morte cardiaca improvvisa (MCI) è scientificamente definita come morte inaspettata da cause naturali cardiache che si verifica, in un lasso di tempo molto breve e con sintomi premonitori assenti o molto scarsi/generici, in un soggetto in apparente stato di buona salute o comunque in condizioni di salute tali da non far presagire il rischio di morte [1]. Essa è più frequente in corso di cardiopatie – genetiche o acquisite – anche se non avviene esclusivamente su cuore malato. L’impatto dell’esercizio fisico sul rischio di morte cardiaca improvvisa è controverso: se è pur vero che l’esercizio fisico vigoroso ne aumenta – sempre e comunque – l’incidenza, è anche vero che l’attività fisica moderata ne riduce il rischio.  Negli atleti più giovani, la morte cardiaca improvvisa di solito avviene per una cardiomiopatia ipertrofica, mentre nei più anziani è correlata alla malattia coronarica [2]. In Italia, si registrano tassi preoccupanti della displasia aritmogena del ventricolo destro [3], una malattia genetica difficilmente sospettabile ai controlli medici standard. Negli sport di contatto, anche la commotio cordis conseguente a trauma non penetrante del torace anteriore può scatenare un’aritmia fatale [4].

Impulso Cardiaco ed Esercizio Fisico

Durante esercizio fisico, anche nel cuore sano si verificano cambiamenti che alterano il modo in cui il cuore stesso genera e conduce l’impulso. Questo meccanismo si capisce bene se si paragona il cuore ad un condensatore: quando si assiste ad uno squilibrio degli ioni che ne fanno parte, la “batteria” del nostro cuore non funziona più a dovere, anche in assenza di danno al muscolo cardiaco. Sono principalmente le modificazioni del potassio ad avere un impatto sulla fisiologia cardiaca. Esse hanno andamento bifasico, aumentando in corso di esercizio fisico (iperpotassiemia) e diminuendo alla fine dello stesso (ipopotassiemia).  Entrambe queste condizioni predispongono – sebbene con meccanismi molto diversi – all’insorgenza di disturbi del ritmo cardiaco noti come aritmie, che possono poi scatenare un arresto cardiaco improvviso.

All’arresto cardiaco esistono solo due rimedi: il massaggio cardiaco, che mantiene il cuore responsivo al successivo intervento dei sanitari d’emergenza, ed il defibrillatore, che è in grado di ripristinare il ritmo cardiaco efficace. Questi due presidi devono essere somministrati sequenzialmente, secondo tempistiche e protocolli spiegati nei corsi BLS-D.

Impianti Sportivi e Defibrillazione Precoce

L’importanza della presenza di un defibrillatore negli impianti dove si pratica attività sportiva professionistica è stata recentemente sottolineata dalla Legge 189 del 2012, conversione dell’ormai noto Decreto Balduzzi, nonché da alcune delibere regionali.

La Regione Toscana, con la Legge Regionale dell’8 Maggio 2013, ha invece sancito l’obbligo, per tutti gli impianti sportivi censiti, di dotarsi di defibrillatore semiautomatico e di formare il relativo personale alla gestione della fibrillazione ventricolare. Gli impianti oggetto d’obbligo sono sia pubblici che privati, che erogano attività sia sportive (amatoriali ed agonistiche) che motorio-ricreative. La responsabilità di assolvere l’obbligo è messa in carico ai gestori degli impianti, che hanno facoltà di provvedervi anche congiuntamente; essi, inoltre, devono identificare i soggetti incaricati all’uso del dispositivo e provvedere alla loro formazione, assicurandone la presenza in corso delle attività svolte dalla struttura. L’inosservanza di questi obblighi comporta la chiusura dell’impianto finché non cessa l’inadempienza, a partire dal 1° Gennaio 2015.

Il Decreto del 24/04/2013 del Ministero della Salute, all’Allegato E, specifica inoltre che, all’interno degli impianti, il DAE deve essere “disponibile, accessibile e funzionante“ nonché allocato in modo tale che la “distanza da ogni punto dell’impianto percorribile in un tempo utile per garantire l’efficacia dell’intervento” sia appropriata. Infine, essa specifica che ogni persona che si trovi all’interno dell’impianto debba essere informata della “presenza dei DAE e del loro posizionamento mediante opuscoli e cartelloni illustrativi o qualsiasi altra modalità“.

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